Omelia per la Celebrazione Eucaristica nella Messa Vespertina nella Vigilia della Solennità Santi Pietro e Paolo


LETTERA PASTORALE DI MONS. CAMILLO CIBOTTI


VESCOVO DI ISERNIA - VENAFRO


CATTEDRALE DI S. PIETRO CELESTINO - ISERNIA (IS) 28 Giugno 2014




Sorelle e Fratelli nel Battesimo,
Fratelli nella Grazia del Sacerdozio,
Fratelli nel Servizio dell' Episcopato,
La Parola di oggi riempie il cuore di stupore: vengono messi in luce tre incontri in grado di cambiare radicalmente la Vita, fino a renderla Nuova.
E per me assume un significato particolare il fatto che Essa ci sia consegnata proprio oggi, nel momento in cui i nostri volti si trovano per la prima volta uno di fronte all' altro.
Il primo incontro è quello di Pietro e Giovanni con il mendicante.
È un incontro di sguardi.
Il mendicante, abituato a chiedere a tutti un po’ di denaro, vede nei due uomini che gli passano accanto la possibilità di soddisfare i propri bisogni umani.
Gli apostoli, educati alla scuola del Maestro, guardano in profondità e vogliono offrirgli una possibilità nuova e inattesa: gli restituiscono l'integrità fisica per permettergli di compiere un cammino che abbia nuovi orizzonti e che gli dimostri che la salvezza ha un solo nome: Gesù.
Il Signore conduca anche noi per mano in questa scoperta.
Il secondo incontro è quello di Paolo con il Signore.
È un incontro di vie.
Paolo percorre la strada che conduce a Damasco, perseguitando e devastando, a difesa delle tradizioni dei padri.
Dio stesso gli viene incontro, facendogli udire la Sua voce. Così l'apostolo delle genti viene chiamato all'annuncio della Parola e del Regno, a difesa - questa volta! - della volontà del Padre. Narrando il suo vissuto, l’apostolo delle genti vuole metterci in guardia: il senso religioso non ci abbandona mai e, se non lo purifichiamo costantemente con la fede, esso può arrivare fino al fanatismo. Con la lettera ai Galati egli ci obbliga al passaggio dalla religione alla fede, dalla pretesa di salvare noi stessi e il popolo alla consapevolezza che è il Signore che crea, redime, salva tutto e tutti e ciascuno.
Lasciamo fare a Lui!
Il terzo incontro è quello di Pietro con il Maestro.
Ed è un incontro di cuori, di intenzioni e desideri che scaturiscono attraverso domande e risposte.
Il primo passo è sempre di Gesù: "Simone di Giovanni, mi ami"?
Fa tenerezza un Dio che chiede proprio questo. Dopo aver svelato sulla croce il Suo Amore estremo, Egli può ormai esprimere senza pudore questa richiesta fondamentale per chi ama. L’Amore desidera essere amato.
Gesù usa il verbo αγαπάω che indica l'Amore originario e gratuito con il quale Dio ha amato il mondo, fino a dare Suo Figlio. È l'amore con il quale anche noi ora possiamo amarci gli uni gli altri fino a dare la vita. È quell’amore la cui forza è la debolezza di chi espone, dispone e depone la propria vita per l’amato, gli lava i piedi e gli si dona senza riserve.
Gesù chiede a Pietro se lo ama “più” degli altri, per ridimensionare la sua pretesa di essere migliore degli altri. Ma non solo: l’ Amore ha come molla il “più”. Infatti sembra una competizione, ma non con gli altri bensì con se stessi, per vincere orgoglio, egoismo e paura. L’Amore è sempre un “ di più ” (se non cresce, diminuisce!) nell’ umiltà e nella dedizione. Ed è questa la nostra partecipazione al “magis” proprio della “maestà” (majestas deriva da magis = più) del Dio Amore a immagine del quale siamo creati.
Pietro prova a mettersi dietro al Maestro, a muovere i suoi passi sulle orme di Gesù. Eppure dal suo cuore non scaturiscono le stesse parole: " Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti voglio bene". Così al verbo αγαπάω egli preferisce il verbo φιλέω che aggiunge una sfumatura di amicizia e reciprocità affettiva, possibile solo quando si è conosciuto il Suo Amore assoluto.
Nonostante questo " cambio di prospettiva "Gesù affida a Pietro ciò che ha di più caro: le sue pecore. Così Pietro, proprio in virtù di quell’Amore ricevuto, viene associato alla missione del Pastore Bello e viene posto a servizio dei fratelli non per merito ma perché nel suo peccato profondo ha coscienza dell'Amore di Dio. Per questo il suo ministero sarà contrassegnato da perdono e riconciliazione. E per questo la Chiesa, a lui per primo affidata, ha come fine quello di amare l' uomo perché sia libero di amare. Cristo ci ha liberati per questa libertà che proprio a Lui vogliamo incessantemente domandare. Carissimi Sorelle e Fratelli, concedetemi anche Voi questa libertà: quella di amarVi totalmente fino a lavarVi i piedi.
Lasciatemi essere Vostro pastore, sull'esempio di Gesù unico Buon Pastore, affinché donandoVi il Pane della Parola possiamo nutrirci dell' unico Pane di Vita.
Così sia.

+ Camillo Cibotti, Vescovo di Isernia- Venafro